Ripartizione delle spese di riscaldamento

Tabelle UNI 10200

cONSUMI VOLONTARI ED INVOLONTARI

La ripartizione delle spese di riscaldamento condominiale prevede da obbligo normativo sistemi di contabilizzazione (diretta o indiretta) e termoregolazione, atti a misurare e suddividere il consumo degli appartamenti.

Le nuove tabelle di suddivisione del consumo fanno riferimento alla Norma UNI 10200, e prevedono una quota fissa ed una quota variabile legata alla contabilizzazione.,

Il decreto legislativo 102/2014 (articolo 9, comma 5, lettera d) stabilisce – una volta installati i sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore – che le spese di riscaldamento fra i singoli condòmini siano ripartite in base ai criteri stabiliti dalla norma Uni 10200. Ciascun utente paga in base all’effettivo consumo registrato.

Trattandosi di una norma inderogabile, non può essere messa in discussione da un regolamento condominiale di natura contrattuale e neppure modificata dall’assemblea di condominio, anche se quest’ultima si esprimesse in modo unanime. L’articolo 1418 del Codice civile, infatti, sanziona con la nullità i contratti o le singole clausole contrarie a norme imperative.

Consumi volontari ed involontari

La Uni 10200 distingue due tipologie di consumi connessi al riscaldamento: volontari ed involontari. I primi prevedono una quota variabile e si riferiscono alle abitudini dei singoli condòmini, che regolano a loro piacimento, (nel rispetto dei limiti di legge), la temperatura dei caloriferi. I consumi involontari, al contrario, non dipendono dalle azioni degli utenti e riguardano soprattutto le dispersioni di calore dell’impianto, ricollegabili alla distribuzione di accumulo.

Tabelle millesimali dei consumi involontari

Questi consumi vanno suddivisi in base ai millesimi di riscaldamento calcolati da un tecnico abilitato e tengono conto del fabbisogno energetico delle singole unità immobiliari, ossia della quantità di energia che ogni appartamento dovrebbe idealmente prelevare per mantenere una temperatura interna costante di 20 °C durante l’intero periodo in cui è attivo il riscaldamento.

Nel calcolare il fabbisogno, il tecnico deve considerare solo le parti comuni ed eventualmente consigliare qualche modifica alle stesse (la realizzazione di un cappotto termico, la coibentazione del tetto, ecc). Sono invece escluse le migliorie che riguardano gli interni delle singole unità immobiliari (sostituzione degli infissi, isolamento delle pareti, ecc), considerati ai fini della redazione della tabella interventi irrilevanti.

Costi gestionali del riscaldamento comune

La norma Uni, inoltre, prevede che le tabelle di fabbisogno siano utilizzate, oltre che per la ripartizione dei consumi involontari, per suddividere i costi gestionali e l’insieme di spese relative al godimento (ma non alla conservazione) del bene del servizio.

Esenzione dalla tabella di ripartizione dei consumi

Esistono dei casi in cui non è possibile tecnicamente applicare la norma Uni 10200 o non è proporzionato in termini di costi rispetto all’obiettivo del risparmio energetico.

Qualora siano comprovate, tramite apposita relazione tecnica asseverata, differenze di fabbisogno termico per metro quadro tra le unità immobiliari costituenti il condominio o l’edificio polifunzionale superiori al 50 per cento.

In casi simili, in presenza di una relazione tecnica che attesti la differenza di fabbisogno termico, l’assemblea può decidere di suddividere le spese calcolando almeno il 70% di consumo volontario e ripartendo la restante percentuale in proporzione ai metri cubi, ai metri quadri o ai millesimi di proprietà.

2022-06-18