Consumi involontari

Stima e contabilizzazione

Cosa sono i consumi involontari

I consumi involontari sono quei costi sostenuti a causa della dispersione di calore in un impianto di riscaldamento centralizzato. Si chiamano involontari perché non dipendono dal consumo energetico specifico di ogni singola unità immobiliare.

Spesso si utilizza il termine di “costi fissi” o “quota fissa” proprio per la loro caratteristica di restare invariati e costanti al variare dei consumi effettivi, almeno che non vi siano modifiche contrattuali. Gli oneri per i consumi involontari vengono pagati da tutti, anche da quelli che nel corso del periodo di riferimento non hanno generato alcun consumo. Stessa regola per tutti coloro che si sono staccati dell’impianto centralizzato.

Si differenzia dal consumo volontario (quota variabile) che rappresenta la quantità di calore per il riscaldamento e l’acqua sanitaria richiesto effettivamente dalla singole unità immobiliari. Questa distinzione è stata introdotta dalla UNI 10200: la norma sulla quale si basa la ripartizione delle spese per il riscaldamento centralizzato.

Stima del consumo involontario

Per capire come calcolare la quota fissa nella ripartizione delle spese condominiali per il riscaldamento, dobbiamo fare riferimento alla UNI 10200 nella sua ultima edizione: quella del 2018, in vigore da ottobre scorso. Una delle novità apportate dall’ultima versione della norma è proprio il miglioramento della determinazione del consumo involontario. I consumi involontari sono una voce della quota fissa di gestione del riscaldamento centralizzato. Rientrano in questa categoria anche i consumi elettrici necessari al funzionamento dell’impianto e le spese gestionali.

Una stima minima di legge, prevede circa il 30 % dei consumi come involontari.

I consumi involontari nello specifico

Di seguito, il dettaglio delle voci di spesa che rientrano nella quota fissa per il riscaldamento condominiale:

  • Perdite della rete di distribuzione (consumo involontario)
  • Spese di conduzione e manutenzione ordinaria
  • Spese per la gestione del servizio di lettura dei contabilizzatori

La ripartizione dei costi fissi, secondo la nuova UNI 10200, deve essere calcolata sulla base dei millesimi di fabbisogno di energia termica utile.

Millesimi di fabbisogno di energia termica utile, UNI 10200

Si tratta di una misurazione tecnica che individua la quantità di energia ideale di cui ha bisogno un appartamento per mantenere la propria temperatura ambientale a 20°C per l’intera stagione di riscaldamento.

Consumi involontari a seguito del distacco

Anche coloro che decidono di distaccarsi dall’impianto di riscaldamento centralizzato devono contribuire alla spesa del consumo immobiliare sulla base dei millesimi di fabbisogno di energia. L’impianto di riscaldamento, ì rimane di proprietà irrinunciabile di tutti i condomini, anche se distaccati, che dovranno contribuire ai costi per le dispersioni .

Consumi involontari e fattore d’uso dell’edificio

Una delle novità apportate dalla UNI 10200:2018 è il miglioramento della determinazione del consumo involontario nel caso di contabilizzazione indiretta. A partire da ottobre scorso, infatti, il calcolo avviene in funzione del grado di occupazione dell’edificio (fattore d’uso dell’edificio). In questo modo, i consumi involontari possono essere dimensionati anche in caso di edificio a utilizzo parziale o saltuario.

Contabilizzazione diretta e indiretta dei consumi

Qual è la differenza tra contabilizzazione diretta e indiretta del calore negli impianti di riscaldamento centralizzati? Si tratta di due metodi di misurazione del consumo volontario:

Contabilizzazione diretta

nel caso d’installazione di contatori di calore per ogni unità immobiliare in grado di contabilizzare l’energia prelevata volontariamente. Può essere applicata solo ai condomini con impianti centralizzati a distribuzione orizzontale, con circuiti di riscaldamento dedicati per ogni unità immobiliare.

Contabilizzazione indiretta

prevede l’installazione di un ripartitore di calore su ogni termosifone o termoconvettore. Il contabilizzatore di calore non misura direttamente il consumo volontario (come nel caso della contabilizzazione diretta), ma fornisce un dato di consumo che, riportato al consumo complessivo del condominio, consente di ripartire la spesa del consumo volontario. È applicabile in caso d’impianto a distribuzione verticale a colonne montanti con radiatori o termoconvettori.

Calcolo dei consumi involontari su un impianto a colonne montanti

Un impianto a distribuzione verticale prevede l’installazione di un contacalorie generale in centrale e tanti ripartitori quanti sono i radiatori. In questo caso il calcolo dei consumi involontari del riscaldamento può avvenire tramite due metodi:

Analitico

le dispersioni delle colonne vengono stabilite da un calcolo termotecnico

Semplificato

viene utilizzato un valore determinato dal prodotto tra un coefficiente, che dipende dalla tipologia dell’impianto, e il fabbisogno ideale di energia termica utile dell’edificio. In questo caso la contabilizzazione calore quota fissa non può essere fatto anno per anno ma la sua misura si determina da un procedimento di calcolo.

La sintesi del calcolo dei consumi è data da Qinv,cli = Qh,id,cli x Kinv KWh dove:

  • Qh,id,cli rappresenta il fabbisogno ideale di energia termica utile dell’edificio per il riscaldamento invernale continuo durante la stagione calcolato secondo le norme UNI/TS 11300 parte 1 e 2.
  • Kinv = frazione del fabbisogno di calore dispersa dalla rete dei tubi fra caldaia e radiatori (determinato prospetticamente dalle UNI 10200 in base alla tipologia dell’impianto).